Diminuisce la quantità, ma il prezzo aumenta, a volte rimane uguale. Il risultato è quel fenomeno noto come shrinkflation, al quale non sfuggono più né i prodotti di uso quotidiano né quelli natalizi, come i dolci.
La shrinkflation è “quello strano fenomeno per cui il contenuto delle confezioni diminuisce, ma il prezzo, nella migliore delle ipotesi, rimane invariato, quando addirittura non aumenta”, ricorda Federconsumatori. “Mr. Prezzi ha indetto, per oggi, la Commissione di allerta rapida su questo argomento, convocando aziende e consumatori per discutere le soluzioni ottimali per risolverlo (in attesa di verificare l’efficacia di quelle individuate dal DDL concorrenza). Apprezziamo la volontà di affrontare il problema da parte del garante dei prezzi e avanzeremo le opportune osservazioni e richieste, ma, intanto, presentiamo le principali evidenze delle ricerche effettuate dal nostro Osservatorio Nazionale e dalla Fondazione Isscon su tale tema”.
Il fenomeno viene monitorato da tempo. Negli anni, i consumatori si sono resi conto che le confezioni di diversi prodotti che consumano – biscotti, snack, prodotti per la cura della casa e della persona – sono diventate più piccole. Il fenomeno si è fatto sempre più diffuso e, fra l’altro, spiega Federconsumatori, “è sopraggiunto in un momento di particolare difficoltà per le famiglie, aggravando ulteriormente i rincari già elevati dei prodotti, specialmente quelli a elevata frequenza di acquisto”.
“È una tattica subdola che permette di alzare i costi senza dare nell’occhio: una sorta di inflazione nascosta, che i cittadini pagano di tasca propria, con l’aggravante, spesso, di sentirsi beffati”, denuncia Federconsumatori. “Generalmente, infatti, il consumatore ricorda il prezzo del prodotto, ma non l’esatta grammatura, e anche per i più attenti è difficile tenere d’occhio l’aumento dei prezzi al chilo”.
Ma quali sono i prodotti più colpiti? Bibite, patatine, bagnoschiuma, prodotti per la casa: sono tanti i prodotti investiti dal fenomeno, compresi i dolci delle feste.
L’Osservatorio nazionale Federconsumatori e la Fondazione Isscon hanno svolto una rilevazione prendendo in esame gli ultimi due anni (il 2022 e il 2024) e hanno confrontato riduzione di quantità e variazione di prezzo (rispetto al 2022) per i prodotti di uso quotidiano, con un focus relativo alle festività natalizie.
Ad esempio, per i prodotti di Natale, un dolce al cioccolato si è ridotto di oltre l’11% in peso, ma ha avuto un aumento di prezzo di oltre il 30%. Per alcuni dolcetti mandorle e cioccolato, si è passati da 192 grammi a 154 grammi, con una riduzione del 10% in quantità e un aumento di prezzo del 30%. Anche il salmone marinato e i gianduiotti hanno ridotto la confezione, ma a parità di prezzo.
C’è poi il caso del bagnoschiuma passato da 300 ml a 250 ml, con una riduzione di oltre il 16% in quantità e un aumento del 6,71% in prezzo. Un ammorbidente è passato dal formato da 2 litri ai 1750 ml: riduzione in quantità del 12,50%, ma aumento di prezzo di oltre il 78%.
Il monitoraggio proposto non fa nomi perché “il fenomeno non interessa tutti i prodotti che rientrano nella categoria merceologica indicata, ma solo alcune marche, perciò è utilizzata una indicazione generica per evitare di pubblicizzare la marca”.
Formati scorta e formati diversi
Federconsumatori spiega però che i detersivi si rivelano fra i prodotti più colpiti da shrinkflation, specialmente in occasione delle offerte.
“Capita spesso, infatti, che vengano messi in vendita formati scorta che sembrano essere molto convenienti”, spiega l’associazione. “Sembra, appunto. A causa della shrinkflation, acquistando il multipack, abbiamo l’impressione di risparmiare molto di più di quanto in realtà non accada: riducendo le quantità dei prodotti inseriti in pacchi ‘maxi promo’, infatti, l’offerta potrebbe essere meno vantaggiosa di quanto crediamo”.
Il fenomeno, poi, è complesso e per molti aspetti anche sfuggente, perché non solo il consumatore se ne accorge spesso a posteriori, ma in alcuni casi, per alcuni prodotti, neanche si può parlare propriamente di shrinkflation, perché quello che cambia è la formulazione del prodotto, oppure c’è un formato diverso a seconda del punto vendita scelto… Il risultato è però sempre quello di disorientare il consumatore: se ne accorge spesso, all’atto pratico, a casa, quando apre la confezione, e di rendere sempre più complicato fare scelte di acquisto consapevoli.
Poi c’è l’impatto a lungo termine che investe il potere d’acquisto dei consumatori. Denuncia infatti Federconsumatori: “L’effetto a lungo termine di tale pratica si ripercuote sul potere d’acquisto dei consumatori, che pagano un prezzo più alto per una quantità minore di prodotto, ma non è trascurabile neppure l’impatto negativo sull’ambiente. Riducendo solo la quantità di prodotto senza adattare le confezioni, infatti, si genera un eccesso di materiale di imballaggio: un fenomeno noto come overpackaging. Le scatole di merendine, le confezioni di tisane, quelle dei biscotti e quelle di tanti altri prodotti spesso non sono riempite fino all’orlo, proprio allo scopo di lasciare le dimensioni delle confezioni invariate, facendo sì che l’inganno sia meno evidente”.
Occhio dunque all’etichetta e soprattutto all’indicazione del prezzo (al kg, al litro), anche se la confusione per i consumatori è decisamente elevata, specialmente davanti a nuovi formati e a grammature “originali” e non a cifra tonda.