Cittadinanzattiva esprime forti preoccupazioni in merito all’emendamento n. 13.0.400, approvato dalla 10ª Commissione del Senato, che interviene sulla questione delle prestazioni sanitarie e socio-assistenziali nelle residenze sanitarie assistite (RSA). Secondo Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, l’emendamento rischia di “guardare il dito e non la luna”. Infatti, l’argine che si tenta di mettere in atto appare inadeguato a risolvere una materia tanto complessa e resta ambiguo nel modo in cui è stato costruito. “Non risolve le incertezze sui casi in cui le prestazioni sanitarie e quelle socio-assistenziali siano non separabili. Inoltre, non è chiaro se il nuovo assetto porti un vero vantaggio o svantaggio per i cittadini, in termini di massima copertura possibile per le spese da parte dello Stato”, ha dichiarato Mandorino.
L’emendamento si inserisce nel dibattito pubblico che, pur sollevando questioni cruciali, rischia di non produrre progressi reali su una materia che, secondo Cittadinanzattiva, meriterebbe una riforma vera e propria. La legge 33/2023 sull’assistenza agli anziani non autosufficienti, infatti, è rimasta sostanzialmente inattuata e non ha prodotto gli effetti sperati.
In particolare, l’emendamento approvato modifica l'articolo 30 della Legge 27 dicembre 1983, n. 730, precisando che sono a carico del Fondo Sanitario Nazionale solo gli oneri delle attività sanitarie, anche quando queste siano connesse alle prestazioni socio-assistenziali. L’obiettivo dichiarato di questa modifica è quello di contenere i costi del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), in seguito alle recenti sentenze dei Tribunali che hanno accolto i ricorsi di pazienti o familiari di pazienti ricoverati in RSA. Questi ricorsi riguardano il rimborso delle quote che, secondo i tribunali, dovrebbero essere a carico del SSN in quanto le prestazioni erogate nelle RSA hanno un carattere prevalentemente sanitario, e non solo socio-assistenziale.
La normativa attuale, che separa la parte sanitaria dalla parte socio-assistenziale, prevede che i pazienti o le loro famiglie coprano la quota alberghiera (vitto, alloggio e altri servizi), pari al 50% della retta, con la possibilità di ottenere un contributo dal Comune, in base all’indicatore ISEE. Per i ricoveri a lungo termine e per persone che necessitano di alta assistenza sanitaria, invece, la copertura è al 100% da parte del SSN, ma solo per un periodo limitato (60 giorni).
Anna Lisa Mandorino sottolinea che la questione della residenzialità e semiresidenzialità degli anziani non autosufficienti richiede da tempo una riforma complessiva e strutturale. Questa riforma dovrebbe essere in grado di affrontare i bisogni sempre più complessi dei pazienti, che spesso soffrono di patologie degenerative come demenza e Alzheimer, ma anche di rispondere alle difficoltà nel garantire una qualità adeguata dell’assistenza. Non si tratta solo di una questione di separazione delle prestazioni sanitarie e socio-assistenziali, ma di rivedere completamente il modello organizzativo dell’assistenza, le politiche del personale e le risorse pubbliche destinate al settore.
La riforma tanto attesa, che sarebbe dovuta entrare in atto anche grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), non è ancora stata realizzata. Questo ritardo è fonte di preoccupazione per chi, come Cittadinanzattiva, chiede alle istituzioni di agire in modo coordinato e interistituzionale per affrontare questa delicata tematica in maniera organica. Le persone, infatti, non possono essere trattate come semplici centri di costo, ma devono essere messe al centro di un processo di riforma che vada a beneficio della loro salute e dignità.
A sostegno di queste richieste, Maria Grazia Vacchina, segretaria di Cittadinanzattiva della Valle d'Aosta, ha aggiunto: "Le RSA e l’assistenza agli anziani non autosufficienti sono un tema cruciale per il nostro territorio, così come per il resto del paese. La situazione in Valle d'Aosta non è diversa da quella del resto d'Italia: la mancanza di risorse, l’inadeguatezza dei servizi e la carenza di personale qualificato sono problemi che non possiamo più ignorare. L’emendamento approvato non affronta in modo completo la questione, e il rischio è che si arrivi a una soluzione che non risolva davvero i problemi delle persone che hanno bisogno di cure costanti. La legge 33/2023 rappresenta una grande opportunità di riforma, ma dobbiamo chiedere con forza che venga finalmente attuata, per garantire un'assistenza adeguata, dignitosa e sostenibile per gli anziani."
In conclusione, la necessità di una riforma globale dell'assistenza agli anziani non autosufficienti è ormai urgente. La legge 33/2023 potrebbe rappresentare il primo passo in questa direzione, ma solo se le istituzioni si adopereranno per attuarla in modo concreto e organico. Il tempo per un cambiamento strutturale e profondo è ormai maturo, e la politica deve ascoltare le richieste della società civile e dei cittadini, senza fermarsi a soluzioni parziali o insufficienti.