In Italia, da qualche anno a questa parte, i centesimi di euro sono al centro di un dibattito che riguarda la loro effettiva utilità e la decisione di non coniarli più. Sebbene il governo italiano non li abbia ufficialmente "aboliti", la realtà è che la moneta da 1 e 2 centesimi di euro non viene più coniata, e non è più distribuita nelle casse delle banche, limitando così la loro circolazione. Questa scelta è stata motivata da vari fattori, tra cui l'inutilità pratica di queste monete, la loro costosa produzione e la crescente tendenza ad evitare l’uso di monete di così piccolo valore da parte dei cittadini.
Molti negozi, infatti, già da tempo adottano una prassi che implica l'arrotondamento del prezzo al centesimo successivo o precedente, a seconda della cifra finale. Questo sistema di "arrotondamento" è stato introdotto per semplificare le transazioni e ridurre il fastidio per i consumatori di dover usare monete di poco valore. In pratica, quando un acquisto arriva a una cifra che include centesimi, il negoziante applica una regola matematica per arrotondare il totale. Se il prezzo termina con 1, 2, 6 o 7 centesimi, il totale viene arrotondato al centesimo superiore; se termina con 3, 4, 8 o 9 centesimi, al contrario, si arrotonda al centesimo inferiore. Ad esempio, se un prodotto costa 1,99 euro, il prezzo finale sarà arrotondato a 2 euro; se il prezzo è 1,96 euro, invece, sarà arrotondato a 1,95 euro.
Questa misura ha sollevato alcune preoccupazioni iniziali, ma ha trovato largo consenso per la sua praticità, soprattutto in un contesto in cui le transazioni digitali sono sempre più diffuse, e quindi la moneta contante diventa meno necessaria. L’arrotondamento, infatti, non comporta un reale danno economico per i consumatori, poiché i calcoli tra eccesso e difetto si bilanciano nel tempo, e le differenze rimangono minime.
Dal punto di vista delle politiche economiche, l’abolizione della moneta da 1 e 2 centesimi è stata una mossa strategica per ridurre i costi legati alla loro produzione, che risulta essere superiore al loro valore nominale. La produzione di queste piccole monete, infatti, è risultata economicamente svantaggiosa, in quanto il costo di coniatura supera il valore effettivo che queste monete rappresentano nel mercato.
A livello pratico, questa decisione non ha comportato grandi cambiamenti per i consumatori, poiché, nonostante i centesimi di euro non vengano più coniati, le monete già in circolazione continuano a essere utilizzate. L’arrotondamento, quindi, non influisce sulle transazioni quotidiane in modo significativo, se non per un lieve cambiamento nei pagamenti, che spesso risulta essere vantaggioso per i consumatori, evitando il fastidio di ricevere monete di valore così basso.
A livello europeo, la questione dell'abolizione delle monete da 1 e 2 centesimi non è una novità. Alcuni paesi come i Paesi Bassi, la Finlandia e la Belgio hanno già adottato politiche simili, con sistemi di arrotondamento a livello nazionale. L'Italia, quindi, non è un caso isolato, ma fa parte di una tendenza più ampia verso l’eliminazione di monete di scarso valore pratico, nel tentativo di snellire i pagamenti e ridurre i costi di gestione della moneta.
In conclusione, la decisione di non coniare più i centesimi da 1 e 2 euro in Italia, unita all'adozione diffusa dell'arrotondamento dei pagamenti nei negozi, è una risposta pratica e razionale alle esigenze moderne, coniugando l'efficienza economica con la semplificazione delle transazioni quotidiane. Questo cambiamento, pur se minore, rappresenta un passo verso un sistema monetario più snello e in linea con i tempi, dove le piccole monete lasciano spazio a un'economia sempre più digitale e pragmatica.