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POLITICA | 24 marzo 2025, 22:41

STRAORDINARIA AMMINISTRAZIONE

CARA AOSTA, BUON COMPLEANNO

STRAORDINARIA AMMINISTRAZIONE

La stagione delle celebrazioni per il duemilacinquantesimo anniversario dalla fondazione di Aosta è iniziata con un concerto al Teatro Giacosa denominato Hora Nona. Si è trattato di una performance musicale diffusa e sincronizzata tra teatro e altri tre luoghi simbolo della relazione tra uomo e materia: le esecuzioni dal vivo da parte dell’orchestra d’archi sono state collegate in streaming con tre performance registrate in luoghi dedicati a un elemento naturale: l’acqua nella centrale idroelettrica di Villeneuve, l’Area Megalitica, terra di pietre e mistero, e il ferro delle acciaierie Cogne.

Si sono esibiti, per l’occasione, la Sfom e il Conservatoire de la Vallée d’Aoste, insieme a tre solisti dalla distanza: Christian Thoma al Clarinetto Basso, Manuel Pramotton al sax soprano, Leonardo Presta e Davide Perotto Ghi alle percussioni, sotto la direzione di Stephanie Praduroux. La composizione è di Giovanni di Giandomenico.

Da quando abbiamo intrapreso questo percorso strano, ci siamo interrogati sull’identità del luogo che ci siamo trovati ad amministrare. Ci siamo chiesti: non cos’è è, ma CHI è Aosta? Un corpo vivo, infatti, di certo fatto di Natura forgiata dall’ingegno.

Dunque, noi siamo le sfumature nascoste tra i sassi, siamo la solidità, la restanza e insieme la friabilità delle nostre rocce. Ma poi siamo la forza del ferro e dell’acciaio, pronti a piegarci solo con la fatica e il calore. Siamo la fluidità, la scorrevolezza dell’acqua, ma anche la sua sfuggenza. Infine, siamo il respiro vibrante del legno: il pneuma che ci fa vivere ogni giorno l’ebbrezza della vertigine e lo spavento della precipitazione, l’alternanza tra il pieno e il vuoto, l’essere e il non essere...

Una città, però, non è solo fatta di materia, ma soprattutto di viventi, che la conformano attraverso giochi continui di incontri, scambi, conflitti, e si nutre di arrivi e partenze, di infiniti giochi di specchi che trasformano ciascuno di noi nell’altro: cogliendo un gesto, un’intonazione, un’idea o una parola e facendolo nostro. Un’identità viva non è per sempre: è plurale, mutevole, sorprendente, financo contraddittoria.

In questi cinque anni, con una squadra plurale anch’essa ma coesa e riconoscibile come una microscopica città, abbiamo contribuito a rigenerare la parte materiale della nostra terra a partire dalle zone dimenticate, quelle distanti e aliene, le ultime arrivate, ma abbiamo anche risvegliato luoghi chiusi come questo, il teatro storico di Aosta.

E abbiamo lavorato per le persone: migliorando il più possibile la quotidianità, abbiamo cercato di animare le coscienze e alimentare pensieri nelle scuole, con un florilegio di iniziative culturali, ma anche sportive e ricreative, perché i pensieri sono fatti di corpi… e lo faremo fino all’ultimo giorno, con il disincanto di chi sa che anche l’opera più resistente è fugace e finita.

Ma, credetemi, non abbiamo operato, come ha detto Roberto Benigni qualche giorno fa, pensando alle prossime elezioni, ma alle prossime generazioni, quelle che popoleranno una città universitaria, che troverà un’oasi verde a est e farà sport a ovest e si svagherà ovunque, dentro e fuori dalle mura. Abbiamo investito il nostro tempo e la nostra passione per loro ed è giusto che loro stessi, attraverso i loro strumenti e il loro canto, celebrino il compleanno di Aosta oggi e per i prossimi duemila anni.

Gianni Nuti

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