Il 24 marzo 2025, in occasione del 26° anniversario della tragica vicenda del rogo nel tunnel del Monte Bianco, il Presidente del Consiglio Valle, Alberto Bertin, ha voluto rendere omaggio alle vittime di una delle più gravi calamità che ha colpito la Valle d'Aosta. Un incendio devastante, avvenuto nel 1999, che causò la morte di 39 persone, tra cui sei valdostani. La memoria di quella tragedia, che ha segnato non solo la regione ma anche l'intera Europa, è ancora oggi viva nei cuori dei familiari delle vittime, dei soccorritori e di chiunque abbia vissuto da vicino quel momento di dolore.
La tragedia ebbe luogo il 24 marzo 1999, quando un camion che trasportava materiali infiammabili prese fuoco mentre transitava nel tunnel del Monte Bianco, una delle gallerie stradali più lunghe e importanti al mondo, che collega la Francia e l'Italia. Il rogo si sviluppò rapidamente, bloccando le vie di uscita e intrappolando i veicoli all'interno. Le fiamme e il fumo intenso resero la situazione drammatica, con i soccorritori che fecero fatica ad accedere al tunnel a causa delle condizioni estremamente pericolose. Nonostante gli sforzi eroici, furono molte le vittime, tra cui 39 persone che persero la vita, soffocate dal fumo o arse dalle fiamme.
Alberto Bertin
Tra le vittime, sei erano originarie della Valle d'Aosta, e il loro ricordo è ancora oggi motivo di dolore e di riflessione per la comunità locale. Le vittime provenivano da diverse nazionalità, dimostrando la portata internazionale dell’incidente, che sconvolse non solo l’Italia e la Francia, ma l’intera Europa. La tragedia segnò profondamente la Valle d'Aosta, e anche la costruzione della memoria collettiva attorno a quel tragico evento divenne un impegno da parte delle istituzioni locali e delle famiglie colpite. Ogni anno, in occasione dell'anniversario, la comunità si riunisce per ricordare le vittime e per rendere omaggio a chi si è impegnato nel soccorso e nelle operazioni di recupero.
Le parole di Bertin non sono solo un atto di commemorazione ma anche una riflessione profonda sulla resilienza della comunità valdostana. "Questo evento drammatico ha segnato profondamente la Valle d'Aosta e la nostra comunità", ha dichiarato il Presidente. Con queste parole, Bertin ha voluto sottolineare quanto il ricordo di quel tragico incidente continui a essere un momento di riflessione collettiva. Non solo per onorare le vittime, ma anche per riconoscere il coraggio di chi, in quelle ore difficili, ha messo a rischio la propria vita per soccorrere gli altri.
L'incendio nel tunnel del Monte Bianco è un simbolo di tutte le tragedie che, purtroppo, segnano la storia dell'uomo. Ma è anche un simbolo di speranza, di dedizione e di unità. Quella notte, uomini e donne si trovarono di fronte a un’emergenza senza precedenti, eppure riuscirono a non cedere alla disperazione, affrontando l’orrore con il solo obiettivo di salvare quante più vite possibile. Non è un caso che Bertin, nell’esprimere il suo pensiero, abbia voluto anche evidenziare "l’impegno di coloro che hanno prestato soccorso con coraggio e solidarietà, operando con dedizione in circostanze difficili, a scapito anche della loro vita".
Oggi, a distanza di 26 anni, la tragedia del tunnel del Monte Bianco rimane una ferita ancora aperta per chi ha perso un caro, per chi ha assistito a quel dramma e per chi, purtroppo, ha avuto un ruolo nel soccorso di quelle persone. Ma questo anniversario serve anche a ricordare che la memoria storica è fondamentale, non solo per non dimenticare, ma anche per imparare. Ogni evento tragico ci lascia insegnamenti che ci permettono di migliorare, di essere più preparati, di avere una visione più chiara su come affrontare il dolore e la sofferenza collettiva.
Alberto Bertin, con la sua riflessione, ci invita a non abbassare la guardia, a mantenere viva la memoria, perché ogni vita persa merita di essere ricordata, ma anche perché, come comunità, siamo chiamati a rimanere uniti nei momenti di difficoltà. Un ricordo che, seppur carico di dolore, diventa una pietra angolare per costruire un futuro migliore, dove la solidarietà e il coraggio possano sempre prevalere sulla tragedia.