Il raggiungimento del target europeo, che ha visto l’attivazione di 480 COT, è stato accolto positivamente, soprattutto considerando la rimodulazione del piano che ha ridotto il numero inizialmente previsto di strutture da 600 a 480. Tuttavia, le sfide legate all’effettivo funzionamento delle COT restano consistenti. Le difficoltà principali risiedono nel reperimento del personale necessario per operare le centrali, in particolare gli infermieri di famiglia e di comunità, il cui numero richiesto per garantire il buon funzionamento delle COT si aggira tra i 2.400 e i 3.600 unità. La carenza di infermieri nel Sistema Sanitario Nazionale (SSN) e la scarsa attrattività della professione rappresentano ostacoli significativi che rischiano di vanificare gli sforzi fatti finora.
Un altro aspetto critico è la mancanza di dati pubblici aggiornati sulla distribuzione delle COT regionali, fondamentale per monitorare l’equità territoriale dell'implementazione delle strutture. Sebbene alcune Regioni abbiano dichiarato l’attivazione delle COT, non tutte sono effettivamente operative. Il rischio è che alcune centrali possano rimanere incomplete, o addirittura inutilizzabili, se non supportate dal personale adeguato.
In particolare, la Valle d'Aosta, come molte altre Regioni, si trova ad affrontare le difficoltà di una geografia che complica l’implementazione uniforme dei servizi. La piccola dimensione demografica e la distanza tra i centri abitati fanno sì che l'attivazione delle COT debba essere pianificata con particolare attenzione per evitare che l’accesso ai servizi venga compromesso, soprattutto nelle aree più isolate. Le sfide in queste zone includono non solo la carenza di personale infermieristico, ma anche la difficoltà di attrarre professionisti in un contesto rurale o a bassa densità abitativa.
Inoltre, la scarsa disponibilità di dati ufficiali sulle COT rende difficile il monitoraggio e la valutazione della reale efficacia delle strutture attivate. Per una regione come la Valle d'Aosta, che ha una popolazione ridotta e una rete sanitaria che si scontra con limitate risorse umane e finanziarie, l’efficienza dell’implementazione è fondamentale per evitare che le COT diventino "scatole vuote". Senza infermieri e senza il giusto supporto operativo, queste strutture rischiano di non rispondere alle necessità sanitarie di una popolazione che, come in molte aree montane, invecchia rapidamente e presenta un’alta prevalenza di malattie croniche.
Il PNRR, che prevede un complesso piano di riforma dell’assistenza sanitaria territoriale, mira a ridurre le disuguaglianze regionali e a rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia, come sottolineato da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, è essenziale che le politiche di implementazione tengano conto delle reali necessità del territorio e non si limitino al rispetto formale delle scadenze. Solo così si potrà garantire una vera innovazione nell’assistenza sanitaria, che vada oltre il semplice adempimento delle scadenze e che assicuri un’eredità duratura per il benessere delle persone.