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CRONACA | 04 settembre 2018, 13:46

Tragedia Val Ferret, il figlio dei coniugi Mattioli in procura ad Aosta 'a fianco degli inquirenti'

Simone Mattioli (a dx) insieme al suo legale all'ingresso del Palazzo di Giustizia di Aosta

Simone Mattioli (a dx) insieme al suo legale all'ingresso del Palazzo di Giustizia di Aosta

"Io e mia sorella Emanuela vogliamo che la Giustizia possa, al termine delle doversoe indagini, dare un senso alla morte dei nostri genitori, ma soprattutto trarre strumenti per tutelare maggiormente turisti e residenti delle splendide vallate ai piedi del Monte Bianco". All'ingresso del Palazzo di Giustizia di Aosta alza spesso lo sguardo al cielo Simone Mattioli, figlio di Vincenzo, 71 anni e Barbara (69), i coniugi milanesi morti  nella frana caduta lunedì 6 agosto a Planpincieux di Courmayeur, intrappolati nella loro Panda travolta dal fango. Una morte tragica quanto inaspettata (Vincenzo Mattioli era tutt'altro che uno sprovveduto; nel 1973 aveva partecipato con Guido Monzino alla prima spedizione italiana sull'Everest) e ora i figli Simone ed Emanuela vogliono capire fino in fondo se la tragedia capitata loro poteva essere evitata, e in quale modo. La Procura di Aosta ha avviato indagini sulla frana di Planpincieux  e oggi, martedì 4 settembre, Simone Mattioli è giunto al Tribunale di Aosta per depositare alcuni atti e verificare di persona l'andamento dell'inchiesta.

"In questa fase di indagini preliminari i nostri assisiti sono solo 'potenzialmente' persone offese - spiega il legale dei fratelli Mattioli - ma oggi siamo venuti ad Aosta per depositare la nomina dei difensori di fiducia e del consulente tecnico; lasciamo che gli organi inquirenti facciano il proprio lavoro, nel quale riponiamo massima fiducia, ma nel contempo adempiamo ad alcuni passaggi che, nel caso alcuni accertamenti tecnici richiedessero il nostro intervento, ci permetterebbero di agire". I legali dei Mattioli hanno già incaricato alcuni periti geologi e, precisano, "la nomina dei consulenti tecnici ci permetterebbe, in caso di richiesta di archiviazione del procedimento, di prepare un'opposizione fondata su elementi consistenti e non su suggestioni. Inoltre, ricordo che dalla data del 6 agosto scorso abbiamo 90 giorni di tempo per presentare querela: attendiamo ovviamente la relazione dei geologi incaricati dalla procura prima di prendere qualunque decisione". Quando la relazione tecnica dei consulenti incaricati dagli avvocati sarà pronta, una copia sarà consegnata alla procura di Aosta. "Vogliamo essere di supporto agli inquirenti - spiegano i legali - una sorta di attività 'ad adiuvandum', ovvero i nostri documenti tecnici potranno essere utili alla magistratura per raggiungere la verità; in caso contrario, potranno essere da noi utilizzati per sporgere querela".

Simone Mattioli spiega che "i nostri genitori sono morti in un luogo il quale, all'apparenza, non presentava particolari pericoli: ecco perchè vogliamo accertare come sia stato possibile quanto accaduto e nel contempo contribuire a incrementare gli standard si sicurezza delle vallate del Bianco soprattutto nel fondovalle, e sensibilizzare le istituzioni verso questo problema".

"Se ci fossero state delle barriere di protezione lungo la strada - aveva sottolineato Simone in un'intervista pubblicata sul Corriere della Sera pochi giorni dopo la tragedia - avrebbero deviato la frana. Perchè non sono state prese le dovute accortezze? Forse per una questione di costi?". Domande alle quali dovrà ora trovare risposta la magistratura aostana.

patrizio gabetti

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