Allarme legionella al carcere di Brissogne. Lo ha lanciato il 18 maggio scorso il sindacato di Polizia penitenziaria Osapp, in una lettera inviata al direttore (con incarico temporaneo di missione) della Casa circondariale, Giorgio Leggeri.
L'Osapp segnalava "allarmanti voci circa la presunta presenza del micidiale batterio della legionella nelle tubature dell’acqua del nostro istituto. Sembrerebbe che l’incapacità della caldaia a raggiungere temperature idonee a sterilizzarel’acqua comporti il rischio della presenza di tale batterio".
Quattro giorni dopo la direzione carceraria ha risposto dimostrando di essere già da tempo a conoscenza del problema. "Il 7 maggio scorso - si legge nella lettera di risposta protocollata il 22 maggio - a seguito di tempestiva richiesta di intervento la ditta 'Acqua 2 Eau sas', specializzata nel settore, è intervenuta per eseguire una disinfestazione di tutta la rete dell'acqua calda sanitaria". Tre giorni dopo, il 10 maggio, "sono stati effettuati prelievi di verifica in svariati punti sensibili dell'istituto". Il 21 maggio la ditta ha fornito gli esiti degli esami effettuati sui campioni di acqua ed è stato "possibile accertare che la sanificazione ha permesso di eliminare le alte concentrazioni del batterio, riportando i valori nella norma".
Come suggerito dalla ditta valdostana che si è occupata della sanificazione, la direzione del carcere di Brissogne ha chiesto all'Ufficio tecnico del Provveditorato dell'Amministrazione carceraria di ottenere il finanziamento "necessario all'installazione di apposito impianto di prevenzione, con dosaggio continuo, di prodotto antilegionella".
La 'controrisposta' dell'Osapp non si è fatta attendere: "Facendo seguito alla vs. sconvolgente risposta - si legge nella missiva inviata a fine maggio dal sindacato della Polpen - alla data odierna non ci risulta siano stati avviati accertamenti sanitari per sapere se taluno del personale o delle persone detenute abbia contratto il micidiale virus che, per bocca del Comandante di reparto, “è stato rilevato in altissima concentrazione” nelle tubature alla data del 7 us".
Per l'Osapp "E’facile dedurre che prima di detta data il personale residente in caserma ed i detenuti ignari abbiano usato giornalmente le docce e l’inalazione di acqua infetta è il principale modo di contrarre la legionella. Da quanto, nel tempo che l’acqua non era potabile, il batterio era presente? Cosa sta aspettando a sottoporre il personale incolpevole ed i detenuti a screening? Che qualcuno contragga gravi patologie collegate al batterio? (se non le ha già contratte)".
Per gli agenti della Penitenziaria iscritti al sindacato la vicenda rappresenta la "ciliegina sulla torta di una situazione di degrado nella gestione della Casa Circondariale Aosta che adesso sconfinando le responsabilità amministrative veleggia verso ben altre responsabilità".